Afrodite fraintesa © Giada Carta

Afrodite è sicuramente una delle dee più fraintese del mondo: è uno degli archetipi più conosciuti nella sua veste di dea dell’amore e della bellezza ma in lei c’è molto di più perché è la dea alchemica, il principio della trasformazione, la scintilla della vita.

I miti in cui Afrodite si innamora di qualcuno e gli fa perdere la testa sono moltissimi e, se vogliamo, sono piuttosto banali: rappresentano la visione di questa dea come incarnazione dell’amore e dei suoi effetti e sono quelli che ci hanno rimandato l’immagine di questa dea come di un’oca giuliva intenta solo a flirtare senza preoccuparsi di nient’altro che di sé.

Se dovessi raccontarti ognuna di queste storie questo post non finirebbe più, quindi lascio a te il gusto di indagare oltre, e mi concentro invece sui miti che ritengo più interessanti, e che parlano di questa dea nella sua natura più ampia, quella che aveva prima di essere identificata solo con l’amore romantico come facciamo noi.

Forse ti è sfuggito infatti che Afrodite è più antica degli altri dei dell’Olimpo: è figlia di Gaia e Urano e quindi ante-nata di Zeus e dei suoi fratelli, che sono stati generati da Crono e Rea, due dei titani.

La sua natura è primordiale come quella dell’amore che incarna e il potere di questa dea è incontaminato, capace di agire persino sugli altri dei e sempre vivo: il carattere marino e liminale di Afrodite infatti le permette di muoversi facilmente in scenari diversi, senza fatica, un po’come le donne caratterizzate dal suo stesso carisma si adattano a ogni situazione sociale nella società contemporanea.

I santuari dedicati ad Afrodite in tempi antichi, come quelli di Corinto o Erice, erano collocati sulla cima di un monte, a simboleggiare la natura cosmologica di questa dea che rappresentava l’unione tra il cielo e la terra come emerge dal mito sulla sua nascita dalla spuma del mare.

Associata al pianeta Venere, la dea come stella della sera annunciava l’arrivo delle tenebre e il sorgere più intenso dei desideri carnali ma anche la freddezza della notte, associata spesso alla morte: nel suo aspetto di Venere Libitina Afrodite incarnava infatti, presso i romani, anche la polarità tra l’amore e la morte.

Era anche la sola che riusciva a placare Ares, il dio della guerra, con cui ebbe una lunga relazione, e per questo la colomba, animale a lei sacro, è spesso usata come simbolo di pace e dell’equilibrio ripristinato, ad esempio nel mito sul diluvio universale nella mitologia assiro-babilonese e in quella giudaico-cristiana.

Altri simboli di questa dea sono la mela (anche questa dovrebbe ricordarti qualcosa, giusto?), il cipresso, la rosa e il mirto: il mito narra infatti che, sorta nuda dalla spuma del mare, la dea si sarebbe nascosta dietro questo splendido e profumato arbusto della macchia mediterranea.

È interessante anche notare che Afrodite, la dea della bellezza per eccellenza, scelse di sposarsi con Efesto, il dio della forgia, sfigurato e dall’aspetto repellente ma dall’ indole gentile e geniale e dalle mani capaci di creare cose meravigliose.

Afrodite quindi incarna l’amore anche e soprattutto come quel principio capace di trasformare ogni cosa che tocca, di ammorbidire anche il carattere più duro, di far crescere qualcosa dove prima non c’era, di rendere bella ogni cosa attraverso uno sguardo diverso.

Un altro degli attributi fondamentali di questa dea è la leggerezza, che non è da intendersi come frivolezza o superficialità ma come la capacità di passare leggera sopra le cose quotidiane rimanendo ancorata alla tua profondità e a quello che davvero conta nella vita: Afrodite non rimugina, ma vive il momento e passa oltre, diretta verso la prossima cosa bella, un po’come ti suggerivo di fare qui.

Non dimentica mai di volersi bene, come ti raccontavo qui, fluisce sempre come l’acqua e l’elemento marino che la caratterizza le permette di arrivare sempre dove vuole con morbidezza, proprio come un’onda capace di travolgere qualunque cosa e di infilarsi ovunque: niente e nessuno può resistere al potere di Afrodite.

Arrendersi a questa dea, da donne, significa prima di tutto aprirsi alla propria vera natura, accettarsi per quelle che si è, in tutte le nostre contraddizioni rappresentate perfettamente dal moto ondoso del mare da cui è nata la Bellissima.

Significa sviluppare accettazione e compassione prima di tutto per noi stesse fino a sposare il nostro Efesto interiore, accettare la nostra parte più selvaggia e rabbiosa e placarla come solo Afrodite sapeva fare con Ares, e diventare capaci, come la dea del piacere, di passare leggere sopra ogni difficoltà, trovando implacabilmente qualcosa per cui godere, nel momento presente, senza se e senza ma.

Se vuoi approfondire la tua connessione con Afrodite, puoi farlo con questo rituale dedicato a lei o con la visualizzazione che ho creato per te e che puoi scaricare gratuitamente qui.