Lasciare Milano © Giada Carta

Il 30 aprile 2017 ho lasciato Milano e sono partita per trasferirmi di nuovo in Sardegna, la terra da cui vengo. Sono pazza ad aver lasciato la città più viva e in crescita d’Italia per tornare a vivere in un posto dove la sera le strade sono deserte e a volte nei locali non puoi nemmeno pagare con il Bancomat? Può darsi, ma oggi voglio raccontarti quali sono le mie ragioni e poi vediamo che ne pensi.

Quando ero gggiovane non vedevo l’ora di scappare dalla mia città, Oristano: un posto pieno di gente dalla mentalità ristretta, senza niente di interessante da fare e nessuna delle opportunità che non vedevo l’ora di cogliere a 18 anni.

Così me ne sono andata a Roma, città in cui ho vissuto ogni genere di esperienza e che ho davvero consumato: ne ho conosciuto ogni angolo, ho imparato a camminare per distanze enormi senza accorgermene perché il gelataio “sotto casa” era a un chilometro, ho vissuto amori tra i più memorabili della mia vita, ho costruito amicizie che a distanza di anni e di mari sono ancora sorellanze, e non ne avevo mai abbastanza.

Nonostante Roma fosse enorme, mal organizzata, difficile e stancante da vivere giuravo che in Sardegna non ci sarei mai tornata, e in effetti ci tornavo pochissimo, perché anche durante le ferie preferivo viaggiare all’estero, assetata di posti nuovi e di quel ritmo frenetico imposto dalle metropoli che corrispondeva così bene a quello che mi muoveva dentro.

Poi sono cresciuta, ho cambiato altre tre città, e nel 2014 sono arrivata a Milano: Milano che è molto più piccola e meglio organizzata di Roma, Milano in cui tutto sommato si vive benissimo, in cui trovi ogni opportunità o meglio ancora la possibilità di crearla.

Eppure io di stare lì non ne potevo più. No, non perché Milano è brutta e grigia, perché dopo un po’che ci vivi scopri che non è affatto brutta, è solo una città che nasconde la sua bellezza e che richiede tempo per decidere di svelarsi, un po’come i suoi abitanti.

Non ne potevo più perché sono cambiati i miei desideri, la mia consapevolezza e soprattutto il mio ritmo interiore. Non mi interessa più passare ogni sera in un locale diverso, vedere tutte le mostre e i concerti del mondo e fare shopping nelle vie scintillanti delle grandi città, e soprattutto non penso più di avere bisogno di una città per realizzare i miei sogni.

Ho capito che tutti gli anni in cui ho imputato la mia infelicità al posto in cui vivevo sono stata ingiusta, perché se sei felice lo sei ovunque e nonostante qualsiasi circostanza esterna, e ho capito che quando voglio davvero fare una cosa niente può impedirmelo, nemmeno la vita su un’isola.

E soprattutto sentivo un richiamo inesorabile, non più quello del moto incessante delle città ma quello straziante della natura: la città con le sue luci e la sua frenesia ormai mi svuotava e i miei sogni di un tempo hanno lasciato spazio a un desiderio implacabile di silenzio, di buio, di miliardi di stelle nel cielo di notte, di profumo di macchia mediterranea, del rumore del mare ogni volta che ne ho voglia.

Sono da sempre una viaggiatrice insaziabile, e ci ho messo un po’ a fare pace con i miei nuovi desideri, perché non mi sembrava da me voler fare quello che mi sembrava un passo indietro, voler mettere radici, voler tornare ai confini imposti dalla terra e dalla mentalità dell’isola.

Poi ho capito però che questo tornare a casa in fondo non è che un nuovo viaggio, che i confini veri sono solo quelli che uno si mette dentro, e che ciò che davvero non sarebbe da me è temere di non poter fare tutto quello che voglio solo perché mi allontano da una città.

Una delle lamentele preferite di noi sardi è quella che recita che “purtroppo da noi non c’è lavoro, che da noi questo o quello non si può fare, eh ma a Milano è diverso, eh ma al nord è più facile”, eccetera.

Io però, che della mia terra porto l’impronta soprattutto nell’immane testardaggine che mi contraddistingue, ho deciso di portarmi via da Milano quella sensazione di poter fare qualsiasi cosa immagini di cui questa città ti nutre, e di usarla per avere tutto: il mare, il silenzio, la famiglia, e la possibilità di continuare a costruire un’attività di successo. In Sardegna.