Perché la meditazione ti sembra impossibile © Giada Carta

Quando iniziamo a imparare la meditazione, da bravi occidentali tendiamo spesso a caricare l’impresa di una quantità di obiettivi assolutamente irraggiungibili: ci immaginiamo di dover raggiungere all’istante uno stato di grazia in cui la mente si svuota completamente di ogni pensiero, il corpo si rilassa totalmente e noi ci sentiamo immediatamente pervase da una sensazione di benessere e illuminazione, ovviamente.

La realtà è più spesso che quando inizi a meditare i pensieri ti sommergono venendoti a trovare tutti insieme proprio mentre stai tentando di svuotare la mente, il corpo ti fa sentire scomoda, spesso ti prude e sembri non trovare mai una posizione decente in cui stare ferma e alla fine di quel tentativo di dieci miseri minuti che hai fatto ti sembra siano passate sette ore.

Dimmi un po’: non è che hai coltivato delle aspettative un po’ poco realistiche su come dovrebbe essere la tua pratica di meditazione? Non è che ti sei data dei traguardi un po’ assurdi che con la meditazione hanno ben poco a che fare?

La cosa principale che devi assimilare, prima di approcciarti alla meditazione, è che lo scopo principale a cui devi puntare è quello di essere presente a te stessa nel qui ed ora.

Fare meditazione non significa non avere alcun pensiero: si può arrivare col tempo a liberare la mente con grande facilità, ma è il viaggio verso quella mèta che conta più del risultato nella pratica meditativa, è in quel tentativo di creare il nostro spazio interiore che si verifica la crescita.

Essere sommersa dai pensieri quando fai un tentativo di meditazione non è un fallimento, è la lezione che la pratica ti sta offrendo di imparare: lascia che i pensieri arrivino, accoglili per un momento e poi gentilmente chiedi loro di scorrere via, uno dopo l’altro, finché il tempo della pratica non è terminato.

Se ci sono pensieri che proprio non riesci a scacciare non crucciarti: significa che nel tuo qui ed ora quei pensieri sono importanti, e la meditazione sta portando la tua attenzione su quello. Prometti a quei pensieri che darai loro il giusto spazio e impegnati a lasciar scorrere anche loro.

Se il corpo ti prude, ti duole o ti fa sentire scomoda non infastidirti: anche lui ti sta insegnando a essere nel presente e ogni prurito e fastidio sono un messaggio. Porta l’attenzione a quelle manifestazioni, accoglile, chiedi al tuo corpo cosa ti vuole comunicare con quel segnale, non rimanere frustrata a chiederti come mai non ti senti già in una perfetta pace dei sensi.

Se vieni distratta da ogni rumore esterno e questa cosa non la sopporti guarda a quello che quel fastidio dice di te e impegnati a ricercare il silenzio durante la tua meditazione, rivolgendo lo sguardo all’interno, visualizzando il silenzio se serve (si,si può fare anche questo) oppure accogliendo anche il chiasso come un insegnante che ti aiuta a esercitare la pazienza.

Non dimenticare che la meditazione non serve a trasformarti in una santona zen ma a conoscerti, a coltivare e far emergere il tuo spirito nella sua interezza: se hai un carattere passionale e spumeggiante la meditazione non abbatterà queste tue caratteristiche ma anzi, verranno fuori amplificate nella pratica che ti aiuterà ad esaltarle ed equilibrarle.

La chiave per rendere possibile la meditazione è accettare che la tua pratica sia imperfetta, piena di difficoltà iniziali e anche molto poco zen. Prima di scoprire, nei prossimi post di questa serie, come creare e approfondire la tua pratica personale, fai un primo tentativo di meditazione per almeno dieci minuti. Prima di iniziare scrivi quali sono le tue aspettative e quando hai finito annota invece quello che è successo in realtà.

Per farlo puoi usare il diario della meditazione che ho creato per te, puoi scaricarlo qui sotto e stamparlo tutte le volte che vuoi per tenere traccia della tua pratica.

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