Conosci te stessa o fai una vita dimmmerdah

Gen 27, 2025 | Podcast

11 Commenti

  1. Morena

    Grazie mille Giada!
    Fichissima l’idea del podcast, ma soprattutto interessanti gli spunti, sempre di grande valore! Non vedo l’ora di ricevere il prossimo!!

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    • Giada

      Grazie a te Morena di sostenere sempre con affetto e presenza il mio lavoro! Il prossimo episodio del podcast arriva presto e spero pian piano di prenderci la mano e portarvi spunti sempre più interessanti! Un super abbraccio 🙂

      Rispondi
  2. Silvia

    Wow Giada, non deludi mai! Spunti preziosi, tanta energia e un bellissimo tema su cui riflettere. Mi ci voleva, in questo momento di “stanca”! A presto!

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    • Giada

      Silviaaa quanto tempo, che bello sentirti! <3 Mi dispiace sapere che è un periodo di stanca ma servono tanto anche quelli! 🙂 Sono felice di aver allietato un po' il tuo e spero di continuare con i prossimi episodi del podcast! Momento di stanca a parte tu come stai, che racconti? Ti mando un grandissimo abbraccio!

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      • Silvia

        Giada cara! Sì, decisamente servono anche i periodi di riflessione, infatti ho tantissimi progetti che devono “solo” trovare il modo di incasellarsi per bene. Per questo credo proprio che mi regalerò il nuovo Soulful Business, sai? Ti abbraccio ❤️

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        • Giada

          Silvia ma che bellooo secondo me ti piacerà tantissimo sai? E a me piacerà tantissimo ritrovarti nelle dirette dopo tanto tempo! <3

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    • Manuela

      Grazie Giada, sempre interessante e puntuale. Il tuo podcast mi piace tantissimo!❤️ Questa retorica sul conosci te stesso per migliorarti solo per ragioni strumentali è insopportabile e noiosa 🙂

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      • Giada

        Grazie Manu, il tuo apprezzamento è un onore! Parleremo di questo tema in altre sue sfaccettature anche in alcuni dei prossimi episodi, sospetto che ce ne sarà qualcuno che ti piacerà parecchio eheheh! <3

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  3. Maddalena

    Ciao Giada, grazie di aver parlato così onestamente, di aver scoperto le tue carte rischiando di essere giudicata male dalla morale comune, vedo di nuovo il tuo coraggio e ti ringrazio di nuovo molto per questo!
    Penso che smettere di giudicarci sia una delle cose più difficili da fare, soprattutto perchè la vita si svolge in mezzo agli altri, che sono esseri giudicanti, e anche perché il giudizio, tanto bistrattato, ha comunque una funzione anche lui, poverino 😄
    Begli argomenti ❤️

    Rispondi
    • Giada

      Grazie Maddalena! 😀 Come hai ragione, il giudizio è sempre super bistrattato anche se è fondamentale per il nostro modo di andare del mondo, a prescindere da che tipo di giudizio esercitiamo! E non esercitarlo affatto è pura utopia, diciamolo. 🙂

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  4. Giui

    Cosa dire…adoro questo episodio eheh!

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Leggi la trascrizione di questo episodio

L’ultima volta che ho aperto Instagram prima di decidere di smettere di usarlo, nel giro di pochi secondi tra le mie stories mi sono apparsi uno dietro l’altro 5 contenuti praticamente uguali.

Parlavano tutti del medesimo argomento, con lo stesso tipo di indignazione e usando parole pressoché identiche, quindi se non avessi visto il nome del profilo in cima alla story non avrei mai saputo che aveva postato quel contenuto, perché veramente sembrava di stare interagendo con dei cloni.

Quindi mi sono affrettata a chiudere l’app, l’ho eliminata dal telefono, però sono rimasta, devo dire, piuttosto sconsolata per questa esperienza di totale appiattimento e depersonalizzazione a cui avevo appena assistito.

Soprattutto perché questi 5 post-clone venivano da profili che invece fanno nella loro comunicazione un grande vanto di originalità, dell’importanza di essere se stessi, di vivere in maniera indipendente fregandosene di quello che dicono gli altri e così via, salvo poi però appunto non accorgersi neanche di far parte di quel gruppo di gregari dal cui ci tengono tanto a dissociarsi a parole, no?

Alla fine definirsi persone originali e indipendenti non basta per esserlo.

L’indipendenza nasce dalla profonda conoscenza di chi si è, secondo me, e dalla fedeltà incondizionata alla propria natura piuttosto che a degli ideali, perché gli ideali e la morale possono cambiare col tempo, ma chi siamo dentro non cambia mai. E’ come dice Saramago nel mio libro preferito, Cecità, dice dentro di noi c’è qualcosa che non ha nome e quel qualcosa è ciò che siamo.

Ecco, io credo che per essere davvero persone indipendenti e originali si debba partire proprio dalla conoscenza di quel qualcosa che non ha nome.

Conosci te stesso? Gnothis Euton era il monito scritto a chiare lettere nel tempio di Apollo a Delfi e quello della conoscenza di sé è un argomento che all’apparenza sembra sdoganatissimo, sentito e risentito, però io mi trovo sempre più spesso a chiedermi quanto abbiamo davvero capito di questo invito antico e quanto ci impegniamo a seguirlo nella vita quotidiana.

Me lo chiedo perché spesso mi capita di interagire con persone che non sanno bene chi sono e di conseguenza non sono capaci di distinguere la propria voce da quella degli altri, sembrano cambiare personalità come cambia il vento a seconda di chi stanno frequentando in quel momento o hanno un’opinione del proprio modo di essere che non corrisponde affatto alla realtà dei fatti.

Come nell’esempio dei post-clone di prima in cui le persone che li hanno scritti si sentono super alternative e originali ma in realtà vanno ripetendo la stessa identica cosa di mille mila altre persone persino con lo stesso identico linguaggio alla faccia dell’originalità. Il punto naturalmente qua non è essere originali a tutti i costi perché mica essere originali o avere un’opinione diversa da quella degli altri è un obbligo assolutamente.

L’originalità in sé non è un valore ma il problema che sto evidenziando qui è quando noi facciamo del considerarci originali e alternative o alternativi un punto d’onore, un cardine della nostra identità ma poi in realtà non siamo originali per niente e non ne siamo nemmeno consapevoli.

Quindi il punto non è che non siamo originali, non c’è un giudizio di valore in questo, non è che chi è originale è più figo di chi non lo è, non è che chi alternativo è meglio di chi invece non lo è ed è super mainstream, no, il punto qui è evidenziare quanto spesso capita di non sapere effettivamente che tipo di persone siamo noi e perché sapere chi siamo davvero è così importante e non solo per chi dà all’indipendenza e all’originalità un grande peso a livello di valori.

Beh è importante perché se non sappiamo chi siamo a mio parere siamo in molti modi destinati a fare una vita di merda fondamentalmente perché sarà una vita che non ci appartiene davvero in cui inseguiremo obiettivi e valori che non sono i nostri finendo per plasmare di conseguenza una realtà che non potrà renderci felice perché non corrisponde davvero a chi siamo dentro. Quindi partiamo un attimo da una grande domanda che cosa significa conoscere se stessi? Non ho la pretesa di rispondere in 10 minuti di podcast per carità lungi da me però alcune cose le voglio dire.

La prima è che molto spesso quando pensiamo a noi ci fermiamo alla superficie a quella serie di etichette che ci definiscono, con cui altri ci definiscono, che ci sono state appiccicate dal mondo esterno ma con cui magari noi stessi amiamo definirci perché ci sentiamo rappresentati e molto spesso pensiamo a noi come all’insieme di queste etichette o dei ruoli personali e sociali che rivestiamo, pensiamo a noi come madri, come donne in carriera, artiste, amiche, sorelle, appassionate di sport, persone alternative, viaggiatrici e via così.

Queste però in realtà sono solo manifestazioni del nostro ego, sono parti della nostra identità, sono tappe particolari del nostro percorso limitate a un momento specifico della nostra vita, non hanno necessariamente a che fare con il nostro vero sé. Di fatto è quando ci basiamo solo su queste cose come se vivessimo in una casa fatta di specchi dove vediamo solo riflessi di ciò che pensiamo di essere ma non vediamo mai la nostra vera essenza e per capire veramente chi siamo dobbiamo andare oltre queste etichette, questi ruoli, dobbiamo scavare più a fondo, dobbiamo trovare la nostra essenza immutabile, quel qualcosa che non ha nome di cui parla Saramago.

Quest’essenza non cambia con le circostanze della vita, non dipende dai nostri successi o dai fallimenti e nemmeno strettamente da quello che stiamo facendo in un dato momento, è ciò che siamo nel nostro nucleo più profondo. Se ad esempio io decidessi improvvisamente oggi di chiudere il mio business, smettessi di fare l’imprenditrice, forse non sarei più io, certo che sarei ancora io, ero già io anche quando avevo due anni e non avevo nemmeno un lavoro. Se decidessi di separarmi dal mio compagno di vita, non rimarrei sempre me stessa, certo che rimarrei me stessa, sono stata senza di lui per trent’anni, ero già io prima di stare con lui. Se improvvisamente non mi piacesse più leggere o non potessi più farlo, smettere di essere Giada, certo che no, ero Giada prima di imparare a leggere.

Se quindi anche tu che stai ascoltando questo podcast provi per un attimo a toglierti di dosso tutte le etichette, le definizioni, i ruoli, le passioni, le cose che fai, le convinzioni che ti sembra possano applicarsi a te, che cosa rimane?

Faccio un attimo di silenzio perché è a questa domanda che devi rispondere se vuoi iniziare a conoscere quell’essenza senza nome che è ciò che siamo. Se ti toglie di dosso tutte le etichette, i ruoli, le passioni e le convinzioni, che cosa rimane?

E perché è così difficile rispondere a questa domanda e conoscere quell’essenza? Perché è difficile rispondere a questa domanda, richiede del tempo e spero che ti porti questa domanda come compito a casa al termine di questa puntata di opinioni.

Innanzitutto è difficile rispondere perché noi tendiamo a concentrarci tantissimo sul fare e pochissimo sull’essere. Viviamo in una società che glorifica la produttività e il risultato ad ogni costo. Siamo costantemente giudicati in base a ciò che facciamo, a quanto produciamo, a quanto siamo utili, a quanto successo accumuliamo che possa essere misurabile dall’esterno, ma questa è una trappola.

Se ci concentriamo solo su quello, rischiamo di perdere di vista a chi siamo veramente e anche di finire esauriti, ma questo è un altro discorso. Perché è così facile quindi caderci in questa trappola? In parte è un po’ una questione biologica, siamo esseri che vivono nel mondo materiale, abbiamo un corpo che ci permette di fare cose e quindi fare è ovviamente una parte importante della nostra esistenza, però non è tutto. La nostra cultura occidentale ci spinge tantissimo a focalizzarci sull’azione, sull’essere sempre occupati, sul dimostrare costantemente il nostro valore attraverso ciò che produciamo e questo ci porta a dimenticare che esiste una parte di noi che semplicemente è, che è semplicemente essere.

Viviamo in un sistema capitalista che valorizza questo fare, questo produrre, questo consumare, ci viene insegnato e ripetuto costantemente da ogni parte che il nostro valore dipende da quanto riusciamo a realizzare e da quanto siamo apprezzati per questo. Pensate per esempio a quanto siamo influenzati dai social media dove ormai l’apparenza e la performance sono tutto, ci confrontiamo costantemente con gli altri cercando di essere all’altezza di standard di vita spesso impossibili, dimenticando che il nostro vero valore non è misurabile né da algoritmi né da standard esterni, dimenticando anche spesso che ciò che vediamo nei social media non è l’interezza della vita degli altri eppure spesso lo prendiamo come tale, assumendolo poi come standard per la nostra vita, i nostri ritmi, il nostro modo di fare e di essere. E poi c’è anche un altro fattore, il bisogno umano di amore e di appartenenza.

Noi vogliamo sempre essere amati e accettati, è naturale e spesso crediamo che per ottenere questo dobbiamo conformarci alle aspettative degli altri, quindi questo ci confonde un po’ le idee quando si tratta di capire chi siamo davvero noi e chi vogliamo essere. L’essere amati e accettati non dovrebbe dipendere da quello che facciamo però, dovrebbe dipendere da chi siamo. Il vero potere quindi a mio parere viene dalla nostra capacità di conoscere e accettare la nostra essenza indipendentemente da quello che facciamo e quindi conoscere se stessi significa innanzitutto entrare in contatto con quella parte di noi che non ha nome, non corrisponde a una semplice parola, è al di là delle etichette dei ruoli, il che non è sempre facile e significa accettare anche le parti di noi che non ci piacciono, le nostre ombre, le nostre debolezze e non è tutto glitter e unicorni quando si tratta di fare questo processo.

Conoscere se stessi significa fare i conti anche con lo schifo che tutti ospitiamo perché è solo accettando tutte le parti di noi che possiamo davvero vivere una vita autentica e appagante. Imparare a convivere con le nostre ombre è fondamentale per integrare tutte le nostre parti e vivere in armonia con noi stessi e attenzione questa non è una roba new age per cui ogni cosa di noi ci deve piacere perché siamo esseri di luce bla bla bla no vi prego non pensate per un secondo che io stia dicendo questo non solo perché non è realistico ma perché penso che la chiave sia proprio accettarci così come siamo nel bene e nel male senza pensare che tutto ciò che adesso ci sembra male se ci conosciamo poi possiamo trasformarlo in qualcosa di bello glitteroso e luminoso no ma restando capaci al contrario di affermare io sono questo anche quando notiamo e mostriamo qualche parte di noi di cui non andiamo particolarmente orgogliosi.

A questo proposito può capitare a volte come dicevo prima che abbiamo un’immagine di noi che non corrisponde alla realtà, pensiamo di essere in un modo ma in realtà siamo in un altro modo se andiamo a guardare bene per esempio potremmo pensare di essere persone etiche ma in situazioni estreme potremmo scoprire che facciamo scelte che non avremmo mai immaginato io di base mi considero una persona per cui l’etica la lealtà lo schierarmi contro i bulli in difesa della parte debole all’interno di una dinamica di potere sono tutte cose importanti eppure non sono certa che queste rimarrebbero le mie priorità in situazioni estreme.

Tornando a cecità, il mio suddetto libro preferito, per chi non l’avesse letto si tratta di una distopia che parte da una situazione in cui tutte le persone nel mondo iniziano a diventare cieche una dopo l’altra quindi c’è questa epidemia di cecità e a un certo punto tutti iniziano a trovarsi ciechi quindi il governo inizia a confinare i ciechi contagiosi in delle strutture dove ovviamente iniziano a crearsi subito delle dinamiche di predominio di chi cerca di tenere il cibo per sé farne scorte maggiori per sopravvivere rispetto agli altri.

In questo libro c’è un personaggio che è l’unico personaggio che rimane immune a questa epidemia e quindi continua a vedere: un giorno io parlavo di questo libro con il mio compagno, l’aveva letto anche lui di recente quindi stavamo discutendo del libro, e io gli dico “ma sai amore io credo che se fossi stata io quella che continuava a vedere probabilmente il cibo me lo sarei preso sempre per prima per assicurarmi di rimanere viva”, e lui scandalizzatissimo mi ha detto “ma stai scherzando? Ma che persona di merda che sei, ma veramente? Cioè, non l’avresti diviso equamente?”

Io gli ho detto che l’avrei anche diviso equamente però mi sarei assicurata di prendermelo io per prima e se qualcuno doveva rimanere senza mi sarei assicurata di non essere io: gliel’ho detto molto candidamente.

Questo è un comportamento che di base non entrerebbe nella mia opinione di me come persona etica o nel mio sistema di valori abituale, nella mia morale abituale,  eppure io sono piuttosto convinta che in una situazione così estrema è in questo modo che mi comporterei: cercherei di portare l’acqua al mio mulino e cercherei anche in questo caso di sopravvivere io basandomi sul fatto che sono l’unica che ci vede e che quindi devo anche sopravvivere per cercare di dare una mano a tutti gli altri visto che posso farlo rispetto a tutte le altre persone che non ci vedono.

Quindi ora voi potrete giudicarmi bene o male ovviamente sulla base di questa rivelazione che contraddice assolutamente la morale comune oltre che la mia perché insomma anche io sono convinta che non sarebbe un gran bel comportamento, ma perché vi racconto questo esempio oltre che per il fatto che io sono una persona che dice sempre la verità, ve lo racconto proprio per farvi capire come a volte noi stessi ci giudichiamo in un modo e quindi io di base ritengo di essere una persona etica e leale ma poi magari le situazioni della vita possono mettere alla prova quell’idea che abbiamo di noi.

Questo disallineamento tra ciò che crediamo di essere e ciò che siamo realmente può causarci grande sofferenza spesso, se la realtà finisce per sbatterci in faccia chi siamo sul serio: in questo caso immaginate che io non sia consapevole di questa situazione e poi mi trovo effettivamente un giorno nella situazione descritta da cecità e mi trovo a reagire così, inizierei ad avere mille sensi di colpa pensando “cavolo, ma in realtà allora sono una stronza, non sono la persona etica e leale che ho sempre immaginato di essere”!

Avrei una bella crisi di identità, invece a saperlo prima avendoci riflettuto in quel momento sarei meno traumatizzata dalla mia reazione e sarei in grado di far fronte a quella situazione nel modo secondo me migliore anche per facilitare la sopravvivenza mia e degli altri.

Questo scollamento tra ciò che crediamo di essere e ciò che siamo davvero può crearci problemi anche nelle relazioni con gli altri perché la verità di chi siamo alla fine viene sempre fuori: qui facciamo un altro esempio, pensiamo alla gente con cui interagiamo online.

Se sentiamo la coach o la business guru o l’ influencer di turno che millanta ai quattro venti di non credere nella competizione, di essere una grande paladina della collaborazione, ma poi vediamo che critica ogni cinque minuti le altre donne in maniera passivo aggressiva, non ringrazia mai coloro che hanno contribuito al suo successo fingendo che sia tutto farina del suo sacco, magari scopiazza pure bellamente ciò che fanno gli altri, ci facciamo subito un’idea di chi abbiamo davanti e lei potrà percepirsi e dirsi onesta e amante della sorellanza quanto le pare ma il modo in cui si comporta non ci porterà alla mente certamente concetti come collaborazione o assenza di competizione, giusto?

Insomma, riconoscere e accettare tutte le parti di noi, anche quelle meno piacevoli, ci permette di vivere con maggiore autenticità e serenità: conoscere se stessi significa capire che la nostra essenza non è né buona né cattiva, è semplicemente ciò che siamo, e quando riusciamo ad abbracciare quest’idea e agire di conseguenza questo ci permette di vivere in modo più libero.

Quando smettiamo di giudicarci e accettiamo tutte le parti di noi, troviamo una pace interiore che ci libera dalle catene del giudizio esterno.

Voglio chiudere questa puntata con una riflessione. Spesso ci viene suggerito di conoscere noi stessi per diventare la versione migliore di noi, in un’ottica che non

solo punta a rendere in qualche modo produttivo anche il lavoro su se stessi ma che, come troppo spesso accade nella nostra società, punta solo a ciò che è ritenuto positivo, bello e luminoso, in contrapposizione al negativo, al brutto e all’oscuro che vengono considerati aspetti da nascondere ad ogni costo, con buona pace del processo di conoscenza di sé più autentico.

Dentro di noi però, come in ogni aspetto della natura, c’è una vastità di forze differenti alla perenne ricerca di un equilibrio che non potremo mai raggiungere se ci ostiniamo a cercare di nascondere o negare tutto quello che siamo: forse, allora, conoscere se stessi è importante non solo perché questo potrebbe renderci migliori, ma semplicemente perché viviamo con noi stessi ogni giorno.

Non vorresti conoscere davvero bene, intimamente e senza menzogne, la persona con cui passi tutto il tuo tempo? Io sì.

Se come me hai un business o ti piacerebbe crearne uno e vuoi approfondire il tema della conoscenza di te dal punto di vista lavorativo, puoi farlo seguendo la mia masterclass gratuita Ideentità, a cui puoi iscriverti dal link che trovi nella descrizione di questo episodio del podcast.

Nelle prossime puntate di Opinioni poi tratteremo alcuni temi che ti permetteranno di approfondire quello di oggi e iniziare a conoscerti meglio proprio nella pratica, anche se un business non ce l’hai e non ti interessa averlo. Se non vuoi perderti i prossimi episodi, iscriviti alla mia newsletter per sapere quando saranno disponibili: ci vediamo lì, ciao!

Ringrazio per i primi dodici episodi di questo podcast la mia preziosa amica e collega Manuela Limonta, che mi ha aiutato a portare fuori i ragionamenti che condivido con te.

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